martedì 5 gennaio 2010

obiettivo impellente

Raggiungimento della totale autonomia nella gestione di gioie e tristezze.
L'auspicio di amplificare i miei stati di grazia, o estasi, con la condivisione, o fusione con l'altro, può condurmi al risultato opposto, ossia, affievolimento delle pulsioni positive che volevo esternare, qualora il mio entusiasmo non venga compreso (accade nella maggioranza dei casi) e non si verifichi quel raro, quasi miracoloso, fenomeno di profonda empatia tra anime affini che isintivamente si riconoscono l'una nell'altra. Nel peggiore dei casi, ne consegue conversione della gioia originaria in proditoria tristezza indotta dalla mancanza di risposta emotiva da parte di chi mi aspettavo potesse darmela. Altri effetti collaterali: senso di solitudine e di stupidità.
Per contro, l'auspicio di trovare conforto, o sollievo, o appiglio, nell'altrui empatia nei momenti di tristezza, mi porta spesso al contagio dell'altro. Insomma, proprio chi presumevo essere preposto a rasserenarmi, ammutolisce e si adegua ai miei toni malinconici. Risultato: sconfinamento della tristezza nella più bieca disperazione.
Perché rischiare?

martedì 29 dicembre 2009

Quando sono presa dall'entusiasmo (e ciò avviene di norma anche per cose assolutamente stupide), non so tenermi niente. Devo "sfogare".
E quindi beccatevi questa sciocchezza che, oltre ad avermi fatto ridere assai, ha soddisfatto per una manciata di secondi la mia megalomania latente, quella vena narcististico-esibizionistica solitamente inespressa o tenuta a bada (in pochi, infatti, ne sospettano l'esistenza)! ;)


via, giù...clicca VI!!! (detto alla viareggina)

lunedì 28 dicembre 2009

Vi prego. Risparmiatemi quegli inutili sms di auguri spersonalizzanti, inviati in serie e firmati famiglia felice del mulino bianco. Se nemmeno conosco vostra moglie (o marito) - (o magari li conosco e reciprocamente non ci sopportiamo)- né , tanto meno, i vostri adorabili e inconsapevoli pargoletti, risulta persino irritante ricevere benevole esternazioni fittizie da parte loro. Volete capirlo o no?
Quando uno si sposa e mette su famiglia rinuncia alla propria individualità? Diventa un tutt'uno con coniuge e prole e cessa di esistere come entità distinta?

Mah...

Ho faticato non poco a svegliarmi stamattina. Il cervello era stanco e non rispondeva ai comandi della mia coscienza che mi intimava di alzarmi. Quando apro gli occhi con questa sensazione di totale obnubilamento, di solito è perchè la mia attività onirica notturna è stata particolarmente intensa. Quello che mi fa rabbia, però, è che quasi mai ricordo i miei sogni. Precludendomi così la possibilità di analizzarli e scoprire qualcosa in più di me stessa. Mi alzo con la consapevolezza di non aver fatto altro che sognare, eppure nulla sembro aver trattenuto di quelle esperienze. Se non un'immane stanchezza, appunto. Invece, stamani, è riaffiorata in tutto il suo tangibile spessore l'angoscia provata durante l'attesa dell'esecuzione di mia madre. Perché proprio lei fosse dinanzi al patibolo, non saprei dirlo. Nel sogno, però, non mi sembrava affatto strano. Lo davo per scontato. Ero disperata, certo. Ma non incredula. E neanche lei. Nemmeno un tentativo per risparmiarle quel tragico epilogo. Solo rassegnazione e abbracci e baci e lacrime ed esternazioni di immenso amore reciproco. E quell'attesa che non aveva mai fine. L'intero sogno si è configurato come attesa della morte in quanto separazione definitiva. Ciò è servito da tragico sprone a confessarci le cose che non ci siamo mai dette fino ad ora. Non ricordo il momento dell'esecuzione. Forse perché nel sogno non è mai arrivato. I pochi sogni che mi capita di trattenere, in effetti, hanno per lo più a che fare con separazioni traumatiche dalle persone che amo. In questo niente di strano. E, nella fattispecie, non è la prima volta che mia madre muore di morte violenta nei miei incubi. Ne ricordo ancora oggi uno che risale alla mia prima infanzia, in cui le era stata misteriosamente recisa la testa, ma lei, incredibilmente, non era ancora morta e continuava a parlarmi, addirittura cercando di tranquillizarmi. Però, perché stanotte proprio mia madre di fronte al boia? Troppo inquietante. Poi, ad un tratto, mi sono venute in mente le ultime pagine che ieri sera mi hanno traghettato dalla veglia alle braccia di Morfeo. E tale presa di coscienza ha tolto una buona parte di mistero al mio sogno. Leggevo di Jeanne Becu, più conosciuta come Madame du Barry. La favorita di Luigi XV che sostituì nel cuore e nel letto del sovrano la frigida Reinette de Pompadour (delusione, eh? quando si pensa a Madame de Pompadour - sarà anche per via del nome vagamente onomatopeico, per così dire - ci si materializza l'idea della lussuria fatta donna e, invece, fu femmina assai poco passionale, nonché di salute cagionevole, e il rapporto che la unì al re fu più di natura affettiva e cerebrale che sensuale). Jeanne, al contrario, passionale lo era per davvero. Ed incarnò meglio di chiunque altra il concetto di "amantità". Ottenne dalla sua condizione di puttana ufficiale del re i privilegi massimi a cui una favorita potesse aspirare. Ebbe solo la sventura di ottenerli nel periodo sbagliato, alla vigilia della Rivoluzione. E ci rimise la testa. Ricordo di essermi addormentata proprio mentre ero intenta a prendere in considerazione i vari modi in cui gli esseri umani affrontano il patibolo. Mi chiedevo come reagirei io. Con la compostezza regale di Maria Antonietta che non fece una piega e, quasi altèra, porse il suo bel collo candido alla fredda lama (come auspico)? O abbandonandomi ad un contegno indecoroso costellato di urla e strepiti e inutili tentativi di fuga come la du Barry che, oltremodo patetica, arrivò al punto di implorare il Signor Boia - il famoso Samson - di non farle del male? "Grace, grace, monsieur le bourreau!".
(mia madre, ovviamente, ha affrontato la prova da vera regina. con dignità estrema, incurante del boia e della morte di per sé. il suo dolore consisteva esclusivamente nella consapevolezza di doversi congedare per sempre da chi ama, pertanto è solo nel congedo che si è concentrata, centrando l'obiettivo di non lasciare nulla di non detto o di inespresso).

giovedì 17 dicembre 2009

pinocchio forever

Che il mio rapporto con la TV sia tutt'altro che idilliaco, mi sembra di averlo già detto. Io e lei abbiamo "divorziato" parecchio tempo fa. Sporadici ritorni di fiamma, si verificano le volte in cui mi accorgo che il palinsesto propina un film interessante che mi sono persa al cinema (evento RARISSIMO. A proposito, non ho ancora capito perché "Pretty Woman" l'hanno trasmesso almeno 150 volte in dieci anni, mentre i film realmente pregevoli di recente produzione non vengono presi in considerazione o, se lo sono, capita sempre dopo la mezzanotte) ma, più spesso, trovo appiglio in reperti archeologici che ritengo meritevoli di essere visti e rivisti cento volte.
Poco fa, per esempio, mi sono illuminata d'immenso e mi sono sentita percorrere da un fremito di eccitazione nell'apprendere che alle 21,10 su Rai 3 torna il Pinocchio di Comencini. Ebbene, sì. Se cerco di ragionare da "adulta" e dare un giudizio critico del film, mi rendo conto di non essere in grado di farlo. Cioè...per me è bellissimo, ovviamente. Ma non so fino a che punto io sia condizionata dal ricordo, più che mai attuale, delle emozioni che quel "Pinocchio" mi suscitò da bambina (e, di conseguenza, nella successiva dozzina di volte in cui l'ho rivisto). L'unica trasposizione televisiva del capolavoro di Collodi (la più bella favola del mondo) degna di esistere, è quella. Tutto il resto è PROFANAZIONE. Non a caso, qualche settimana fa, nell'apprendere che stava per essere trasmessa una versione nuova di zecca, di cui ricordo solo la presenza di Luciana Littizzetto in veste di Grillo Parlante, mi sono incazzata come una bestia ed ho avuto una sorta di conato. Naturalmente non ho voluto vederla. Pinocchio è Andrea Balestri (ma che fine avrà fatto?), Geppetto è Nino Manfredi, la Fata Turchina è Gina Lollobrigida, il Gatto e la Volpe sono Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. PUNTO.
E le musiche del Pinocchio di Comencini?
Sono l'unico essere al mondo a cui viene da piangere per la commozione quando le sente?

mercoledì 16 dicembre 2009

Nessun messaggio subliminale.
Mi garba. Mi emoziona. Mi commuove. E' una delle mie preferite in assoluto. Oggi l'hanno passata alla radio mentre ero in macchina. Era un pezzo che non la sentivo nella sua versione originale (Luca Carboni l'ha reinterpretata in una cover). E ho pensato "certo che è sempre bella...". Non a caso, a undici anni ero una fan sfegatata di Lucio Dalla (mica di Miguel Bosé come le mie coetanee). Il primo concerto a cui ho assistito, è stato il suo. Nel tendone di Bussoladomani a Lido di Camaiore. Correva l'anno 1981. E ho consumato intere musicassette registrando la mia voce mentre cantavo con grande impegno e convinzione "L'ultima Luna", "Com'è profondo il mare", "Anna e Marco", "La sera dei miracoli", "Futura", "Balla balla ballerino", "Mambo", "Cara", "Telefonami tra vent'anni", "L'anno che verrà"...e naturalmente "Quale Allegria".


martedì 15 dicembre 2009

E' poco più che adolescente e tiene per mano la nipotina. Con lei si accinge ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, alla volta del piccolo parco giochi. Indossa una graziosa minigonna. In quel periodo non ha un fisico filiforme, ma non la si può certo definire robusta. Eppure, lo choc le giunge inaspettato da un finestrino che si apre all'improvviso da un'auto in corsa. Fa appena in tempo a scorgere un ammasso di ragazzi e ragazze che stipano un'utilitaria. Ed è una tipa seduta sui sedili posteriori ad urlarle dileggiante

ma che bel maaanzooooo!!!!


L'ho sempre detto, io, che le donne sono stronze.