
Di tanto in tanto, ho l'impressione di averti ritrovata. E' l'illusione che dura lo spazio di una lacrima, di un abbraccio. So che mi vuoi bene, come io ne voglio a te. Ma i rispettivi dolori, vissuti, elaborati, in modo diametralmente opposto, sembrano averci allontanato. Sei diventata rigida, talvolta intollerante. Chiusa al mondo. Anche quando ti preoccupi per me, e sei sincera, raramente percepisco il calore che emanavi un tempo. Quasi temo di esser giudicata. E mi inbisco. Te lo leggo in faccia quando non approvi le mie scelte. Consapevole di essere cresciuta, tu ora ti definisci sostanzialmente equilibrata. Delusa, amareggiata, ammetti di non essere felice, e di sentirti sola. Ma adulta, finalmente. E ne sei fiera. Trovi appiglio e appagamento, dici, nei tuoi molteplici interessi: le mostre d'arte, i libri, la musica, i film, le ricette di cucina. Eppure ne parli, per lo più, con fredda lucidità analitica, a tratti sembri quasi anaffettiva. Disprezzi la persona che eri: pazza scatenata, lunatica, sognatrice, volubile, incostante, intemperante, coinvolgente. Un fiume in piena. Quella che mi esternava tutto, credendo, a torto, di assillarmi. Ma lei era la mia migliore amica. Io l'adoravo. E me l'hai tolta. Adesso tu sei grande ed io... eterna, confusa, sprovveduta, incoerente ragazzina.
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